Chi sta vincendo la Formula 1, Kimi Antonelli o la Mercedes? Ho analizzato ogni Gran Premio dal 1950 per capirlo
BIG IF TRUE
BIT VERDETTO #003
- L'affermazione: Kimi Antonelli sta per vincere il Mondiale 2026 di Formula 1, sicuro a più del 99,9% con sei gare da correre: per la classifica è il pilota migliore in pista.
- Il limite: I punti misurano insieme il pilota e la macchina, e quest'anno la Mercedes è di gran lunga la macchina migliore.
- La realtà: Secondo il modello, circa tre quarti del vantaggio di Antonelli sul pilota medio vengono dalla sua Mercedes. Ma Antonelli batte nettamente il compagno, che ha la stessa Mercedes. Tolta la macchina, però, il più forte resta Verstappen.
A sei gare dalla fine Antonelli ha il Mondiale 2026 in tasca: più che chi vincerà, è interessante capire perché. Ho usato un modello predittivo, sviluppato su ogni gara di Formula 1 dal 1950, per separare il pilota dalla macchina.
Ambito: tutti i Gran Premi (più le gare sprint del sabato) del Mondiale dal 1950 al Gran Premio di Singapore dell'11 ottobre 2026 (17ª gara su 23); solo i risultati finali, niente tempi sul giro.
BIG — Campione, manca solo il timbro
Quando ero bambino il mio possesso più prezioso era un cappellino della Ferrari, su cui era stato scritto col pennarello Mansell: il pilota inglese che ha passato anni a sfiorare il titolo, e poi l'ha vinto nel 1992, dopo essere passato dalla Ferrari alla Williams. Quell'anno la Williams, con la sospensione attiva, era un razzo. Dopo aver gioito negli anni successivi ascoltando l'inno italiano dopo quello tedesco con Schumacher, sono tornato a seguire la F1 quest'anno, attirato, non lo nascondo, dalla possibilità di ascoltare gli stessi inni in ordine inverso.
Su Kimi Antonelli, a inizio anno, scommettevano in pochi: i bookmaker gli davano circa una possibilità su dieci, e il favorito era il suo compagno, George Russell. Ma anche Antonelli, come Mansell, quest'anno cavalca un missile, e il suo è figlio di un regolamento nuovo.
Da qui nasce la mia curiosità: studiare vittorie e piazzamenti con un modello statistico simile al rating Elo degli scacchi, che tenga conto anche dei cambi di regolamento, per capire se si può distinguere il pilota dalla sua macchina.
Partiamo dai punti del Mondiale. Una vittoria ne dà 25, i piazzamenti successivi giù a scalare, e dopo Singapore Antonelli ne ha 340, il compagno Russell 238. Ho simulato il resto della stagione decine di migliaia di volte con il vero sistema di punteggio e considerando le probabilità di ritiro osservate per ogni squadra. Antonelli è campione in più del 99,9% dei casi (Figura 1), e quasi sette volte su dieci lo diventa al più tardi in Messico, il 1° novembre. E non vince solo per la macchina: Russell ha la stessa Mercedes e 102 punti in meno. Per vincere il Gran Premio degli Stati Uniti del 25 ottobre il modello dà Antonelli al 37%, Verstappen al 20% e Russell al 15%.

Figura 1. Campione, manca solo il timbro. (a) Punti di Antonelli (verde acqua) e degli inseguitori (grigio) dopo ogni gara. Tratteggiata, fino a Singapore: il massimo che chiunque altro potrebbe ancora raggiungere. Dopo Singapore, la previsione: la mediana dei punti finali (puntinato) e l'intervallo che contiene il 99% delle stagioni simulate (barre). (b) Probabilità di vincere il Mondiale prima della stagione e dopo ogni gara, secondo il modello (20.000 stagioni simulate per gara; per la linea puntinata 2.000). Prima della prima gara il modello ricorda il 2025, e il favorito è Verstappen. Puntinata: la quota di stagioni simulate in cui il titolo è matematicamente deciso dopo quella gara.
C'è una cosa che i punti non vedono: chi si rompe. Quest'anno le due squadre italiane sono tra le più affidabili. La RB, la seconda squadra della Red Bull (con sede a Faenza), si è ritirata una volta in 33 partenze. La Ferrari 4 volte su 34 (come la Mercedes). Le due squadre italiane insieme si ritirano il 7% delle volte, le altre nove il 22%. E poi si dice male dell'affidabilità delle macchine italiane…
I NUMERI 340 contro 238 — i punti di Antonelli e di Russell, con 150 ancora in palio 21 su 21 — i leader dal 1991 con un vantaggio di almeno due terzi dei punti ancora disponibili che sono diventati campioni (Antonelli: 102 su 150) quasi 7 su 10 — le stagioni simulate in cui il titolo è certo dopo il Gran Premio di Città del Messico 7% contro 22% — quanto spesso si ritirano le macchine delle due squadre italiane, contro il resto della griglia
Ora capire che quest'anno il Mondiale lo vincerà Antonelli è facile, ma questo modello ci permette di stimare quanto è merito della sua Mercedes.
Mansell vinse con un missile mentre Senna era considerato da molti il pilota migliore sulla griglia; la stessa domanda ora pesa su Antonelli.
IF — La macchina migliore nasconde il pilota migliore?
Per separare un pilota dalla sua macchina, l'unico punto di riferimento è il compagno di squadra: stessa macchina, stessa pista. Così ogni pilota ha due parti nel suo rating: una parte pilota tutta sua e una parte macchina che condivide con il compagno. Il metodo è il rating Elo degli scacchi (un punteggio che sale quando batti qualcuno e scende quando perdi, con media 1000), esteso a una gara: ogni Gran Premio è una serie di sfide a due tra chi arriva al traguardo. Quanto un pilota fa meglio o peggio del compagno è merito (o colpa) sua. Ciò che i due ottengono insieme si divide tra macchina e piloti secondo un peso della macchina: il modello lo impara gara dopo gara, osservando i piloti che cambiano squadra e le stagioni con regole nuove. Questa divisione cambia negli anni, e oggi alla macchina va circa metà del risultato comune (non è la stessa cosa dei tre quarti del verdetto e del 60% di tutta la griglia: il peso dice come si divide il risultato comune; i tre quarti sono la parte macchina di tutto il vantaggio di Antonelli, perché la Mercedes è molto sopra la media; il 60% è la stessa idea su tutta la griglia). Per non confondere i due tipi di punti, da qui in poi chiamo punti Elo le distanze di rating, e punti del Mondiale quelli della classifica.
Un ritiro non conta, e una gara disastrosa costa meno di quanto ne fa guadagnare una buona. Chi arriva per la prima volta parte sotto la media e impara più in fretta, come negli scacchi. I rating passano da una stagione all'altra, ma in inverno la tecnologia può stravolgere la griglia. Per questo, nelle prime cinque gare, il modello guarda quanto si è rimescolato l'ordine delle squadre: più è cambiato, più tutti tornano verso la media della griglia. Con regole nuove, come quest'anno, le macchine imparano anche più in fretta il loro nuovo livello. Il modello ha sei parametri liberi, scelti perché prevedessero i vincitori ugualmente bene in ogni epoca dal 1983 al 2019. Le stagioni dal 2020 sono rimaste fuori: servono a metterlo alla prova.
Sulla scala degli scacchi, 400 punti Elo di distanza vogliono dire che il più forte vince dieci volte su undici; il pilota medio del 2026 su una macchina media vale 1000 (Figura 2a). Un pilota medio sulla Mercedes varrebbe 1650, sulla Ferrari 1501, sulla Red Bull 1267. La differenza di 149 punti Elo tra Mercedes e Ferrari equivale, più o meno, a far iniziare alla scuderia italiana una partita a scacchi con quasi un pedone in meno (un pedone vale circa 200 punti Elo). Tolta la macchina, il più forte è Max Verstappen (1518), poi Lando Norris (1453). Seguono Oscar Piastri (1299) e Antonelli (1244).

Figura 2. Antonelli ha la macchina migliore, Verstappen è il pilota migliore. Rating Elo sulla scala degli scacchi (400 punti = dieci vittorie su undici; il pilota medio del 2026 su una macchina media = 1000). (a) Dopo Singapore, i primi otto del Mondiale: un pilota medio su ogni macchina (grigio) e ogni pilota su una macchina media (blu). (b) La parte pilota di Antonelli meno quella di Russell dopo ogni Gran Premio del 2025 e del 2026; in verde acqua il vantaggio della Mercedes sulla macchina media. (c) I compagni di Verstappen alla Red Bull con almeno dieci gare, su una macchina media: prima della prima gara al suo fianco, dopo l'ultima e una stagione dopo.
Da esordiente Antonelli era finito davanti a Russell in 3 delle 20 gare concluse da entrambi. Quest'anno in 9 su 13, e alla seconda gara la sua parte pilota ha superato quella di Russell (pannello b). Nessuno in griglia è cambiato così in fretta. Poi si è fermato tra 1225 e 1290: un livello eccezionale per un ventenne, ma ancora, in termini di scacchi, come se disponesse sulla scacchiera di quasi un pedone e mezzo in meno di Verstappen.
Qui però il nostro approccio ha un chiaro limite. Una squadra costruita intorno a un pilota lo fa sembrare più avanti del compagno di quanto sia davvero, e quindi lo fa salire nella nostra misura del pilota. Dal 2016 Verstappen ha avuto sette compagni alla Red Bull. Il pannello c segue i sei con almeno dieci gare al suo fianco: la loro parte pilota prima di arrivare, alla fine e, per chi ha continuato a correre, una stagione dopo, lontano da lui. Nessuno si avvicina ai suoi 1518: il più alto è Ricciardo, intorno a 1150. Pérez arriva a 1131 e se ne va a 924. Se fosse solo un effetto della squadra, lontano da Verstappen i suoi compagni dovrebbero risalire di molto. Gasly risale (da 942 a 1086), ma Ricciardo resta dov'era e Tsunoda resta in basso. E quest'anno Hadjar, al suo fianco, sale (da 1019 a 1135). Quindi non è solo un effetto della squadra, ma il dubbio resta: solo tre hanno corso la stagione dopo, ognuno con un compagno diverso.
IL PARADOSSO VERSTAPPEN
- Appare il più sottostimato dai punti: Verstappen, quarto in classifica e pilota più forte una volta tolta la macchina.
- Chi cambia più in fretta: Antonelli, da 89 punti Elo sotto Russell a fine 2025 a 154 sopra.
- Morale: un titolo misura una coppia pilota + macchina, e quest'anno circa tre quarti del vantaggio di Antonelli sul pilota medio sono la Mercedes.
Quanto fidarsi? La prova migliore è vedere se i rating prevedono gare che non hanno visto. Il riquadro mostra la probabilità data in anticipo al pilota poi vincitore, nelle 142 gare dal 2020 per cui ho trovato le quote dei bookmaker pubblicate prima delle prove libere.
CHI AVEVA VISTO ARRIVARE IL VINCITORE?
Modello, 142 Gran Premi 2020–2026 Probabilità data al vincitore Bookmaker 24,0% Il nostro modello 23,3% Modello pilota-squadra (van Kesteren e Bergkamp 2023) 21,0% Elo semplice, un rating per pilota (f1elo.com) 20,1% Classifica pesata nel tempo (Henderson e Kirrane 2018) 20,0% Il nostro modello, ripartito da capo ogni stagione 18,3% Punti finora nella stagione 16,4% A caso 7,4% Ogni valore è la probabilità tipica (media geometrica sulle gare) che un metodo dava al vincitore prima della gara. I bookmaker quotano solo alcuni piloti, quindi ogni metodo è valutato sugli stessi piloti. Ogni modello è stato tarato su gare prima del 2020. L'Elo semplice è il metodo di f1elo.com rifatto sui nostri dati: dopo Singapore dà gli stessi rating del sito, a meno di 40 punti Elo.
I bookmaker fanno ancora meglio: 24,0% contro 23,3%, e personalmente non scommetterei usando il mio modello: le agenzie di scommesse si tengono un ampio margine e sono informate sui dettagli che precedono ogni corsa. Ma il modello prevede tutta la griglia, non solo il vincitore. Se confrontiamo i punti del Mondiale che il modello si aspetta da ogni pilota in ogni gara dal 2020 con quelli presi davvero, sbaglia in media di 3,2: meno di ogni altro metodo del riquadro (i punti finora in stagione sbagliano di 3,8; dare a tutti la media, di 5,8).
COSA DICE LA LETTERATURA Il lavoro più vicino con revisione scientifica è quello di van Kesteren e Bergkamp (2023): sulle posizioni d'arrivo del 2014–2021 trovano che circa l'88% della variabilità viene dal costruttore, e i loro piloti migliori sono Hamilton e Verstappen. La nostra quota della macchina (57% dal 2014, spiegata più avanti) è più bassa perché misura le distanze tra i piloti, non tutte le posizioni fino in fondo allo schieramento. Ricostruito come previsione, il loro modello indovina i vincitori peggio del nostro (21,0% contro 23,3%) ma ordina meglio l'intero schieramento, nei confronti a due fino in fondo alla griglia.
TRUE — Quanto conta la macchina, dal 1950
Ogni rating dice quanto un pilota è lontano dalla media. Una parte di quella distanza è la macchina, una parte il pilota. Antonelli è molto sopra la media, ma circa tre quarti del suo vantaggio sono dovuti alla sua Mercedes. Il vantaggio di Verstappen, invece, è per un terzo della macchina e per due terzi suo. Se facciamo lo stesso conto per tutti i piloti insieme, gara dopo gara (Figura 3a), otteniamo la quota della macchina in tutta la griglia. Negli anni Settanta la macchina contava circa un terzo, e il pilota gli altri due terzi. Il massimo arriva nei primi anni Duemila, con la Ferrari di Schumacher: quasi il 70% nel 2003. Dal 2000 in media la macchina conta il 59%, contro il 41% tra il 1950 e il 1989. Quest'anno il 60%, il valore più alto dal 2016.

Figura 3. Dagli anni 2000 la macchina conta più che mai. (a) Quanta parte della distanza tra ogni pilota e la media è la macchina, stagione per stagione (2026: dopo 17 gare su 23, puntinato); i piloti lontani dalla media contano di più. Tratteggiate: i cambi di regolamento tecnico. Linee orizzontali: la media del 1950–1989 (41%) e del 2000–2026 (59%). (b) Il pilota con la parte pilota più alta alla fine di ogni stagione. (c) La macchina con la parte macchina più alta alla fine di ogni stagione (non è il campione costruttori). Sigle di tre lettere del pilota o della squadra.
Il punto più basso arriva nel 1972. Fittipaldi vinse il titolo con la mitica Lotus 72D, una delle grandi macchine della sua epoca. Ma quell'anno i suoi compagni non hanno segnato nemmeno un punto. Così il modello dà quasi tutti i risultati della Lotus a Fittipaldi, e quasi nulla alla macchina. È il caso più chiaro di ciò che il metodo non vede: quando una squadra è costruita attorno a un pilota, lui sembra più forte di quanto è, e la macchina più debole.
Il pilota migliore tolta la macchina (pannello b) si legge come una storia di questo sport: Fangio e Ascari, Clark, Stewart, Prost, Senna, Schumacher, Alonso, Vettel, Hamilton e Verstappen, con Norris davanti a tutti nel 2024 e nel 2025. Le macchine migliori, tolto il pilota (pannello c), fanno lo stesso: la Lotus degli anni Sessanta, la Ferrari di fine anni Settanta, la Williams dal 1989 al 1997, la Ferrari di Schumacher, la Mercedes dal 2014 al 2021 e di nuovo dal 2024. Nel 1992 il modello mette la Williams appena davanti alla Benetton, anche se la Williams vinse ampiamente il titolo costruttori con 65 punti di vantaggio: Mansell batté nettamente il compagno Patrese, e il modello dà a lui parte del vantaggio del razzo. Tolta la macchina, Mansell resta comunque appena dietro Senna.
Attenzione però: la macchina migliore, tolto il pilota, non è sempre quella che vince il titolo costruttori. Dal 1958, il primo anno di quel titolo, le due coincidono 39 volte su 68. Il titolo somma i punti dei due piloti; il pannello c invece toglie i piloti, e guarda la macchina dopo l'ultima gara. Così la McLaren vinse nel 2024 e nel 2025, anche se a fine anno il modello vede più forte la Mercedes.
Separare alla perfezione pilota e macchina è impossibile. Servirebbe mettere Verstappen sulla Mercedes di Antonelli, e Antonelli sulla Red Bull di Verstappen, per una stagione intera. Il modello fa la cosa più vicina che i dati permettono: guarda chi divide la stessa macchina, e chi cambia squadra. Per questo fatica con chi non ha mai cambiato squadra: Norris e Piastri, per esempio, non hanno mai corso altrove.
Quel 60% può ancora muoversi, con sei gare da correre, ma non dipende dalla sorpresa che ci sta facendo Antonelli: senza di lui la quota scende di poco (58%), senza le due Mercedes al 54%. Con o senza la Mercedes, e con un quasi campione di vent'anni, con le nuove regole il 2026 è una stagione di macchine.
I NUMERI 60% — la parte della distanza tra i piloti che è la macchina nel 2026, su tutta la griglia: per il modello, la più alta dal 2016 69% — la stessa parte nel 2003, la più alta dal 1950 (la Ferrari di Schumacher) circa un terzo — la stessa parte negli anni Settanta 17% — la stessa parte nel 1972, la più bassa dal 1950 (Fittipaldi e la Lotus 72D)
Per chi fosse interessato, l'andamento di ogni pilota e di ogni macchina, gara per gara dal 1950, si può esplorare in una pagina interattiva. Non è l'unica in rete. Un bel progetto su GitHub, con una sua pagina interattiva, separa pilota e macchina per una strada diversa, i tempi delle qualifiche dal 2018: anche lì Verstappen è il più veloce a parità di macchina, e il 2026 è un anno di macchine.
Nel numero scorso mi era venuta la curiosità di capire come la forma di tornei e campionati influenza la probabilità che vinca il più forte (qui). Questa settimana ho provato con Claude a fare qualcosa di simile, ma diverso, sulla F1. Questi modelli, e il mio approccio, hanno limiti chiari. Immaginatemi seduto sul divano a dialogare con l'AI (oggi Claude), suggerendo approcci e fonti di dati, e valutando in modo critico i risultati.
Da tifoso, avrei sperato di vedere Antonelli già in testa a ogni possibile indicatore statistico, ma non è ancora così. Antonelli è eccezionale, ma non è un alieno come Verstappen: la sua parte pilota si è assestata (tra 1225 e 1290 dalla quarta gara). Ma l'"alieno" è anche un effetto di come è costruito il modello: misura la distanza dal compagno, e la Red Bull ha una gerarchia chiara tra primo e secondo pilota, che spinge in alto il campione olandese nella nostra misura dei piloti. Comunque ci sarà un motivo se Verstappen ha una sua canzone, che qualche weekend fa mi sono sorpreso a cantare senza nemmeno accorgermene…
Quello che scrivo va letto con altrettanto spirito critico, come spiego in un breve manifesto. E chi è interessato può controllare quello che è stato fatto, e migliorarlo, esplorando il repository.
Cosa è e cosa non è
- Solo l'ordine d'arrivo. Niente tempi sul giro, qualifiche, gomme o meteo. La divisione si regge sui compagni di squadra: una squadra costruita intorno a un pilota gonfia lui e sgonfia l'altro (la Lotus del 1972). Prima degli anni Ottanta i dati mettono sotto lo stesso costruttore squadre ufficiali e privati, e la divisione è più debole.
- Una stagione e mezza. Il 2026 è incompleto (17 gare su 23) e la parte pilota di Antonelli è tra le più incerte dei primi otto del Mondiale: ha poche gare alle spalle.
- La scala degli scacchi. Le distanze si confrontano con gli scacchi, i livelli no: la media qui è un pilota di Formula 1. Un pedone vale circa 200 punti: secondo le stime di Kaufman è meno per un giocatore di club (circa 100), di più per Carlsen (circa 300).
- La quota della macchina. È il numero dietro il 60% e la Figura 3. In ogni gara misuro quanto delle differenze di rating tra i piloti va insieme alle differenze tra le loro macchine, su tutte le gare della stagione (in termini tecnici: la covarianza tra parte macchina e rating totale, divisa per la varianza del totale). Non è la quota delle vittorie dovute alla macchina. Misurata in un altro modo, cioè quanto la macchina aiuta a indovinare il vincitore, il 2026 è simile (tra il 60% e il 64%), ma il massimo passa al 2015 (circa il 70%) e il 2026 non è più il più alto dal 2016 (lo supera il 2018): la classifica degli anni dipende da questa scelta. Con nessuna delle due misure, invece, Verstappen perde il primo posto tra i piloti.
- Esordienti e squadre nuove. Partono 350 punti Elo sotto la media dei piloti (le squadre nuove sotto la media delle macchine) e si muovono il doppio per le prime 30 gare: una scelta fissa, fatta dopo aver visto i risultati. Farli partire da zero, come all'inizio, li metteva sempre più sotto il gruppo con il passare degli anni: la Cadillac, la nuova squadra di quest'anno, finiva oltre mille punti Elo sotto l'Aston Martin, mentre il solo ordine d'arrivo del 2026 la mette poco più di 200 punti Elo dietro. Con la partenza fissa è ultima, circa 340 punti dietro l'Aston Martin, e le gare del passato sono previste un po' meglio.
- Scelte fatte dopo aver visto i risultati. I sei parametri sono tarati sulle gare fino al 2019 e ogni previsione usa solo risultati precedenti. Ma diverse scelte sono state fatte guardando anche il 2020–2026 (l'elenco completo è nelle carte in tavola, qui sotto). Questo fa sembrare il modello un po' più preciso di quanto sia: le versioni scartate prevedevano quasi uguale. Le simulazioni trattano ogni rating come esatto, quindi i favoriti risultano un po' troppo sicuri.
- Ambito. Solo Gran Premi e sprint del Mondiale (per il 1950–1960 conta anche la 500 Miglia di Indianapolis). Le probabilità del titolo sono ricalcolate dal 1991, il primo anno in cui contano tutti i risultati (prima si scartavano i peggiori).
BIT — LE CARTE IN TAVOLA
- Modello e codice. Ogni passaggio, dallo scaricamento dei risultati ai rating, dalle simulazioni ai confronti con altri metodi e con le quote, fino ai grafici, è stato scritto ed eseguito da Claude Opus 5.5 (Anthropic), a partire dalle mie istruzioni. Agenti Claude Sonnet, con un protocollo fisso, hanno letto le cronache delle gare su Wikipedia e raccolto le quote storiche. Io ho posto le domande e l'impostazione; i modelli hanno fatto il lavoro.
- I sei parametri liberi, tarati sulle gare 1983–2019. (1) Passo, 132 sulla scala interna del modello: chi vince battendo tutti quando era alla pari con loro guadagna circa 128 punti Elo sulla scala degli scacchi. (2) Velocità con cui impara il peso della macchina, 0,13. (3) Richiamo da rimescolamento, 0,45: se a inizio stagione l'ordine delle squadre non ha più nulla a che fare con quello dell'inverno, i rating perdono poco meno di metà della distanza dalla media. (4) Scala delle previsioni, 207: quanto una distanza di rating pesa sulla probabilità di vincere la gara (l'apprendimento usa invece la scala fissa degli scacchi, 400); per mostrarli sulla scala degli scacchi i rating sono moltiplicati per 400/207, quasi il doppio. (5) Tetto alle gare disastrose, 0,019: una gara pessima costa al massimo circa 5 punti Elo sulla scala degli scacchi. (6) Accelerazione con regole nuove, 5,7: alla prima gara le macchine imparano 6,7 volte più in fretta (1 + 5,7), e l'effetto cala nelle cinque gare successive.
- Utilizzo. La chat di analisi e scrittura ha usato circa 130 milioni di token effettivi: Claude Opus 5.5 circa 105 milioni, gli agenti Claude Sonnet 5.5 16 milioni, Claude Haiku 9 milioni. Circa tre quarti vengono dal fatto che la chat rilegge e conserva la propria storia a ogni risposta; meno di un quinto è il testo scritto dai modelli. Il lavoro di redazione in altre chat non è incluso. Quanto è stato contato è nel repository.
- Cambiamenti fatti dopo aver visto i risultati. Dati dal 1950 invece che dal 1990; tutti i cambi di regolamento dal 1952; taratura a pari peso tra le epoche; apprendimento più veloce degli esordienti; accelerazione con regole nuove; attenuazione delle gare disastrose; peso della macchina imparato gara per gara; richiamo nelle prime cinque gare al posto del taglio d'inverno; quota della macchina misurata sulle distanze invece che sul vincitore; partenza fissa di esordienti e squadre nuove, 350 punti Elo sotto la media.
- Bug trovati e corretti durante il lavoro. Sedici nel codice e nei dati, più sei frasi o numeri del testo corretti nel controllo finale. Tutti trovati prima della pubblicazione. L'elenco completo è nel repository. Non posso garantire che non ne restino.
- Fonti dei dati. Risultati 1950–2026 dall'API Jolpica F1 (compatibile con Ergast; CC BY-NC-SA 4.0). Cronache delle gare da Wikipedia in inglese (CC BY-SA 4.0). Probabilità negli scacchi: stime di Larry Kaufman su New in Chess (gennaio 2024), come riportate da Wikipedia. Quote 2020–2026 da articoli pubblicati prima delle prime prove libere, soprattutto le guide di formula1.com; ogni fonte è nel repository.
- Lavori con revisione scientifica sullo stesso tema. van Kesteren, E.-J., & Bergkamp, T. (2023), Journal of Quantitative Analysis in Sports 19(4), 273–293, doi:10.1515/jqas-2022-0021. Bell, A., Smith, J., Sabel, C. E., & Jones, K. (2016), Journal of Quantitative Analysis in Sports 12(2), 99–112. Henderson, D. A., & Kirrane, L. J. (2018), Bayesian Analysis 13(2), 335–358.
- Codice e dati. github.com/bigiftruebits/bit-003-f1-elo, tutti i rating dal 1950 nella pagina interattiva; archiviato su 10.5281/zenodo.23559556.
- Come citarlo. Non è una pubblicazione con revisione scientifica. Se ti serve citarla, cita il codice e i dati archiviati: Gallotti, R. (2026). BIG IF TRUE #003: Who is winning F1, Kimi Antonelli or his Mercedes? I analysed every Grand Prix since 1950 to find out [Code and data]. Zenodo. 10.5281/zenodo.23559556
Il confronto con i bookmaker mostra quanto sono buoni i loro modelli, non è un consiglio: niente qui invita a scommettere, e se lo fai, punta solo quello che puoi permetterti di perdere.
Preferisco che qualcuno trovi un errore piuttosto che nessuno guardi. Codice e dati sono aperti, e pubblicati con ogni uscita.